Verso un Eco-Rinascimento delle Comunità

Gli anni della Crisi o della Rinascita?

Come ricorderemo questo periodo che sta producendo smarrimento ovunque, anche dove mostra un potenziale (forse solo apparente) sviluppo economico?

Oggi dovremmo decidere di agire per rendere reale la visione del mondo caratterizzante il prossimo momento storico, l'Eco-Rinascimento delle Comunità: in cui soddisfare i bisogni di una generazione non comprometterà la qualità della vita di quelle future, perché il progresso avverrà in armonia con la natura e nel rispetto della giustizia sociale.

 

I detrattori, o meglio sedicenti “pragmatici”, dicono che noi ambientalisti siamo affascinati da un’utopia, perché realizzare il nostro sogno è un lusso che non ci possiamo permettere. Non è un diritto agire affinché i figli vivano meglio dei genitori? Ed è ragionevolezza o accondiscendenza mantenere uno statu quo che, riconoscendo un privilegio ad alcuni, esclude la maggioranza dal condurre la propria esistenza con dignità e fiducia nel futuro, avendola privata di fatto della libertà di disporre autonomamente delle opzioni possibili e senz’altro migliori?

 

Sono convinto che proprio questo sia il tempo giusto di impegnarsi in una Agenda per realizzare un nuovo Umanesimo. E’ giunto il momento: perché appare sempre più evidente che gli attuali modelli tramandati dal passato non siano in grado di superare l’empasse, nella quale essi stessi ci hanno condotto.

 

Non è necessaria una lunga attesa per predisporre ed avviare questo percorso: i suoi contenuti di base sono già nelle nostre mani. Persone, imprese, enti ed istituzioni lungimiranti hanno da tempo individuato ed esposto concetti, mezzi e strumenti per procedere, ma i poteri attuali ne hanno finora contenuto sistematicamente l’efficacia. Argomenti come sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente, diritti umani, responsabilità sociale, che corrispondono ad azioni la cui efficacia consta necessariamente in un procedere organico e coordinato, sono stati sottoposti ad una costante azione di "divide et impera" da parte di alcuni centri forti così da perdere progressivamente il loro sano vigore, riducendosi a stanche espressioni, talvolta, puramente pubblicitarie. 

 

Per procedere con decisione è, quindi, importante che si focalizzino sulla meta le energie finora disperse. E sono certo che la strada sia percorribile da subito.

 

Quante volte nella storia si è verificata una “rinascita”? Tante. In quasi ogni epoca. Ma tutti i casi hanno avuto una caratteristica comune: sono sempre stati fenomeni “locali” e “passivi”, generati da condizioni socio-economiche particolarmente favorevoli in un deerminato territorio.

 

Oggi, invece, non esistono più particolari aree e insediamenti che possano attendersi stabili condizioni positive indipendentemente dallo stato altrui; ogni territorio potrà prosperare con costanza solo se contribuisce a costruire ed a mantenere uniformi le condizioni ottimali per tutti. Dobbiamo prendere atto che facciamo ormai parte di una Comunità, globale e locale, al contempo.

 

Per la prima volta nella storia, dunque, un Eco-Rinascimento delle Comunità potrà avvenire come fenomeno “attivo”: il risultato generale di una iniziativa condivisa da chi vorrà impegnarsi nel processo di cambiamento. 

 

La struttura di base sarà la città, dove già si concentra ormai la maggior parte della popolazione del Pianeta. Nel riprogettare il Belpaese, con il suo straordinario patrimonio artistico e culturale che il mondo ci invidia, e con un capitale sociale tra i più solidi, le polis dovranno porsi al centro del cambiamento sociale, economico e ambientale: protagoniste assolute. E’ necessaria una nuova visione, però, che sappia intrecciare e unire la bellezza, le intelligenze, l’innovazione, la creatività e un governo illuminato. Bisogna fare “sistema”, creare una rete per la diffusione e la disponibilità della conoscenza: disegnare un modello capace di garantire un’elevata qualità della vita e una crescita personale degli individui e delle aziende, minimizzando lo sforzo per i bisogni primari e materiali tipici di una società consumista.

 

Il mio impegno è sviluppare progetti e iniziative, sostenere i soggetti interessati, e favorire la formazione di un coordinamento ampio e partecipato, che sappia ben indirizzare le molteplici attività. Affrontando argomenti specialistici o più generali, recependo le istanze e cercando di tradurre le analisi e gli indirizzi in proposte applicabili all’interno di un relativo programma metapolitico. Dove prevalga un’economia della cooperazione, più partecipata e tutt’uno con la natura.

 

Realizzare questo sogno è una sfida impegnativa per superare con successo le attuali criticità e costruire un domani più sostenibile. Riguarda tutti noi. Tanto più ambizioso è l’obiettivo, tanto più umile deve essere il lavoro per conseguirlo. 

 

La società low carbon si costruirà dal basso e dall’alto, frutto dell’impegno congiunto delle scelte individuali dei suoi cittadini e della coerenze e dell’esempio della classe dirigente.

 

Gandhi sosteneva: “Dobbiamo essere noi il cambiamento del mondo che vogliamo vedere”.

 

Un’utopia sostenibile. E felice.

 


Massimiliano Pontillo
Presidente