Ecomafie: il modello italiano da esempio per l'Ue

Legambiente in audizione al Parlamento europeo sul contrasto internazionale. Ciafani: "Il nostro Rapporto Ecomafia offre alle istituzioni italiane un quadro conoscitivo utile a rendere più efficace la lotta ai ladri di futuro. Ci auguriamo che l'Ue tragga spunto dal modello italiano".

"Ci auguriamo che l'Europa possa rafforzare la lotta alla criminalità ambientale approfondendo sempre più la conoscenza del fenomeno, grazie anche alla condivisione di metodologie di lavoro e informazioni usata da ormai 18 anni in Italia dalla nostra associazione nell'analisi e nella denuncia del fenomeno delle ecomafie. Il crimine ambientale ha assunto ormai una dimensione internazionale tale da richiedere uno sforzo comune di tutta l'Europa, che nella lotta all'ecomafie può giocare un ruolo strategico fondamentale. Siamo certi che l'Italia potrà dare alle istituzioni europee il suo contributo importante di conoscenze e strumenti di contrasto per sconfiggere questi ladri di futuro". Così il vice presidente di Legambiente Stefano Ciafani è intervenuto all'audizione pubblica presso la Commissione speciale del Parlamento europeo sulla criminalità organizzata in corso oggi a Bruxelles sul tema "Criminalità organizzata nell'Ue: settori di attività e strumenti - prevenzione, indagini e repressione" durante la quale Legambiente ha tenuto una relazione sul traffico illecito di rifiuti e su altre forme di reato ambientale in Italia.

"Dal 1994 ad oggi - ha proseguito il vice presidente di Legambiente - la nostra associazione ha perfezionato un modello di studio della criminalità ambientale, costruendo una rete di alleanze per molti versi unica al mondo, che tiene insieme la denuncia e l'analisi del fenomeno, la collaborazione con le istituzioni, le forze dell'ordine e i magistrati impegnati nella lotta alle ecomafie. Il rapporto Ecomafia realizzato grazie a questa sinergia è uno strumento molto utile perché offre alla politica, agli enti di controllo e agli inquirenti un quadro conoscitivo approfondito di un fenomeno sempre più complesso e in continuo mutamento. È anche grazie a questo rapporto, che si avvale del lavoro e le competenze di tutti i soggetti impegnati in Italia nel contrasto dell'eco-criminalità - ha aggiunto Ciafani - si è potuti arrivare ad esempio nel 2001 all'approvazione della legge che ha introdotto nella normativa ambientale il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti che ha dato grandi risultati nel contrasto al fenomeno della criminalità ambientale, anche sul fronte internazionale". Utilizzando infatti l'unico delitto ambientale della legislazione italiana, è stato possibile stroncare anche traffici internazionali di rifiuti. Tra le 199 indagini concluse in Italia dal 2002 al 30 aprile 2012 utilizzando l'articolo 260 del Decreto legislativo 152/2006, sono state ben 32 quelle relative a traffici extrafrontalieri, che hanno interessato 23 paesi esteri (di cui 10 europei), dalla Germania alla Cina, dalla Russia al Senegal. Le persone arrestate in queste inchieste sono state 170, quelle denunciate 525, le società coinvolte 130.

Fonte: Alternativa Sostenibile

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