Gli italiani attenti all’impegno sociale: ambiente e società civile ai primi posti

Sono stati pubblicati a maggio 2012 i dati della quinta edizione dello studio ‘Goodpurpose 2012′, indagine globale, realizzata da StrategyOne per Edelman, intervistando online fra gennaio e febbraio 2012 oltre 8.000 adulti di 16 paesi diversi sugli atteggiamenti dei consumatori nei confronti delle problematiche della società, sul loro impegno nel sostenere cause sociali e sulle loro aspettative nei confronti delle marche e della aziende.

 


 

Dall’indagine emerge che solo il 44% degli italiani è personalmente impegnato nel sostegno di attività di responsabilità sociale, ma, a parità di qualità e prezzo, il 63%, più di uno su due, acquista guardando all’impegno che le aziende produttrici hanno nel sociale. Un criterio quindi molto più importante della fedeltà al brand, indicato dal 21% degli italiani come criterio guida nelle scelte, o addirittura del design e dell’innovazione, primi criteri solo per il 16% dei consumatori (contro una media mondiale del 29%), spesso citati dalle aziende, che vogliono conquistare il consumatore italiano, come il proprio cavallo di battaglia.

 

Dall’indagine emerge che solo il 44% degli italiani è personalmente impegnato nel sostegno di attività di responsabilità sociale, ma, a parità di qualità e prezzo, il 63%, più di uno su due, acquista guardando all’impegno che le aziende produttrici hanno nel sociale. Un criterio quindi molto più importante della fedeltà al brand, indicato dal 21% degli italiani come criterio guida nelle scelte, o addirittura del design e dell’innovazione, primi criteri solo per il 16% dei consumatori (contro una media mondiale del 29%), spesso citati dalle aziende, che vogliono conquistare il consumatore italiano, come il proprio cavallo di battaglia.

 
In tempi di crisi, gli italiani delegano al Governo la responsabilità dell’impegno sociale. Il 93% degli intervistati italiani (contro l’85% della media globale) dichiara di essere stato colpito in qualche modo dalla crisi economica, il 62% di aver ridotto lo shopping non necessario (51% la media globale), il 46% di aver smesso di risparmiare (28% globale). Colpiti dalla crisi, i consumatori italiani (55%), ma anche quelli di tutto il mondo (54%), sono convinti che dovrebbero essere i Governi a occuparsi dei problemi che affliggono la società. Solo il 18% ritiene che tocchi farlo a ‘persone come me’, il 12% alle organizzazioni umanitarie no-profit, il 6% alle istituzioni religiose e il 4% alle imprese.


Gli italiani hanno una loro lista di priorità quando pensano all’impegno sociale. In cima c’è la protezione dell’ambiente, che interessa ben l’87% degli intervistati, dato comunque in diminuzione rispetto al 95% del 2007, seguono a stretto giro la lotta alla violenza e agli abusi in famiglia (79%), il miglioramento del sistema sanitario e l’aiuto volto a migliorare l’autostima delle persone, entrambi al 78%. Rispetto al 2007 ci sono clamorose discese, come per le uguali opportunità di educazione (-20%), l’aiuto per i diritti umani e civili (-19%) e la lotta alla riduzione della povertà (-21%), ma anche consistenti risalite, come per il sostegno per la fame e i senzatetto (+14%), l’aiuto in caso di disastri naturali (+13%), la lotta contro la diffusione di malattie ed epidemie (+13%).


Interessanti le risposte date dagli italiani se i costi non fossero un problema, se le loro scelte potessero avvicinarsi a quello che davvero sognano senza pensare al prezzo. Infatti, il 70% preferirebbe vivere in una casa ‘green’ più che in una casa ‘grande’ (30%); l’83% acquisterebbe prodotti locali più che di ‘design’ (17%), l’82% sceglierebbe un’auto ibrida più che una macchina di lusso (18%) e il 57% sogna poi un lavoro con finalità sociali.


E per un’azienda è importante che sia impegnata nel sociale?


Ovviamente la risposta è sì: il 74% degli italiani consiglierebbe un prodotto di un’azienda impegnata attivamente nel sociale, il 71% comprerebbe un prodotto o un servizio, il 70% condividerebbe un’eventuale esperienza positiva. Interessante anche scoprire che ben il 78% passerebbe a un brand competitor se fosse impegnato in scopi sociali, oltre ad acquistare più volentieri e con maggiore fiducia.

 

Fonte: Prima Comunicazione

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