Il SIF - Sustainability International Forum è il punto privilegiato di dialogo e confronto fra aziende, istituzioni, mondo accademico, associazioni, studenti e cittadini, con un focus particolare sui temi legati alla smart city: una moderna agorà per riflettere sulle sfide e le tendenze in atto a livello mondiale in tema di sviluppo sostenibile, per analizzare il modo in cui la globalizzazione, la green e blue economy stiano influenzando e orientando l’evoluzione di una crescita economica a impatto zero, anche in termini di opportunità.

 

Un luogo sensibile per affrontare il tema dei nuovi stili di vita e del nostro approccio a modi di produrre e consumare più responsabili.

Conferenze e workshop con testimonianze d’eccellenza nazionali ed internazionali del mondo accademico, istituzionale, associativo e di impresa; insieme a laboratori, mostre, proiezioni di documentari e show case.

 

SIF Fotogallery 2015 (by Brunella Urbani - Ispra Tv)

SIF Video 2015 (by ISPRA Tv)

SIF Fotogallery 2014

"Roma Smart Community" - SIF 2015 - Verso la Carta per una città resiliente

Pentapolis Onlus ha avviato un percorso per definire cosa sia una città sostenibile da un punto di vista ambientale, economico e sociale, cercando di interpretare in maniera orizzontale l'innovazione digitale, le dinamiche green e quelle di coesione sociale.

Nell'ambito della settima edizione del Sustainability International Forum, dal titolo "Roma Smart Community", tenutasi nella Capitale il 19 e 20 giugno 2015 presso la Casa dell'Architettura, si sono incontrati istituzioni, associazioni di categoria e non profit, aziende, mondo accademico, professionisti e cittadini per cominciare a delineare le prime linee guida utili alla elaborazione e redazione di una Carta.

Un'occasione di confronto e dialogo privilegiati, una moderna agorà per riflettere sulle sfide e le tendenze in atto (anche a livello mondiale) sul tema della rigenerazione urbana, partendo da una visione organica e condivisa di lungo periodo.

In collaborazione con la Fondazione Cittalia - Anci, è stata pubblicata l'apposita ricerca "Città metropolitane, consumo di suolo e resilienza".


Nell’avviare una Carta definita  "Roma Smart Community" per una città resiliente, s’intende esplicitare e sviluppare un percorso già avviato nel settembre 2013 da Stati Generali dell’Innovazione con “Roma Smart City” per definire cosa sia una città intelligente, una smart city, cercando di interpretare sia l’innovazione digitale sia le dinamiche eco-sostenibili e quelle di coesione sociale.

Di seguito una prima elaborazione sintetica frutto dei molteplici contributi discussi durante il Convegno e i Gruppi di lavoro nella settima edizione del Sustainability International Forum, tenutosi nella Capitale il 19 e 20 giugno 2015, presso la Casa dell'Architettura.

 

Convegno 

La salvaguardia dell’ambiente è tra le più importanti questioni universali di questo primo secolo del terzo millennio: così come lo sono state quella operaia e quella sociale, rispettivamente nell’ottocento e nel novecento. Non c’è attività economica, scientifica e tecnologica che non debba e non possa tener conto dell’impatto ecologico e delle sue implicazioni per il bene comune.

C’è bisogno di una nuova cultura che riesca a conciliare le molteplici esigenze dell’uomo all’interno dell’ecosistema: nessuna politica e programma virtuosi potranno essere realizzati senza un approccio che guardi alla sostenibilità come una risorsa.

Le comunità urbane, in tale contesto, avranno sempre più un ruolo dominante: ed è fondamentale l’impegno di ogni singolo cittadino che potrà contribuire in maniera significativa alla tutela e allo sviluppo del proprio territorio.

La smart city, in tale prospettiva, può essere vista come la declinazione di un nuovo modello di comunità post-moderna: luogo privilegiato di creatività e di connessione tra locale e globale; ambito in cui si concentrano le funzioni più avanzate, i centri decisionali, contesto in cui si forma e sviluppa la forza lavoro intellettuale. 

Roma è una città a più dimensioni: è capitale di uno Stato e fulcro della Cristianità, la religione più diffusa al mondo; è densa di stratificazioni archeologiche e storiche e allo stesso tempo ha una sua spiccata vocazione per l’innovazione grazie ad una vivacità culturale sorprendente.

Roma è una città che deve guardare al suo futuro anche per tracciare, in quanto Roma Capitale, una via italiana a nuove forme di sviluppo e coesione sociale. Pensare al futuro della città presuppone avere il coraggio di mettere in discussione i modelli di governance obsoleti per affermare soluzioni che affrontino le tematiche cardine: la qualità della vita, il diritto al lavoro, lo sviluppo sostenibile, l’inclusione dei più deboli. Si tratta di pensare ad un progetto sociale che trasformi quelli che fino ad oggi sono stati gli utenti della città in protagonisti attivi nell’individuazione dei problemi della città e nella gestione di nuovi strumenti operativi per la loro risoluzione.

Roma è una città in cui i “city user”, dai turisti ai professionisti-cittadini fluttuanti, amano e vivono la città tanto quanto i suoi residenti.

In questo senso le nuove tecnologie devono diventare supporto della trasformazione degli spazi e dei tempi, per valorizzare le reti sociali e i beni relazionali, per sviluppare il capitale sociale fornendo elementi di migliore usabilità dei sistemi della mobilità, della sicurezza, dei servizi, dell’ambiente, a partire dal principio resiliente necessario per rispondere al deficit ecologico.

Si deve partire da una “visione organica” e condivisa del futuro della città, in un processo avviato in modo orizzontale e trasversale, da chi può esporre esigenze, requisiti e proporre priorità e soluzioni. Ciò significa partire dalle istanze dei “city user”, con una progettazione partecipata da parte di tutti gli stakeholder del territorio: amministrazioni, imprese, università, scuole, centri di ricerca, associazioni sociali e culturali.

In questo senso il principio di resilienza è strettamente connesso alle condizioni abilitanti per sollecitare l’’intelligenza di una comunità urbana perchè possa  mettersi in gioco per interpretare le criticità di un sistema in transizione e magari tradurle in opportunità

La Roma Smart Community da sviluppare è quella dove l’elevata offerta culturale possa incontrarsi al miglior grado con la sua domanda, promuovendo la partecipazione attiva e consapevole grazie all’uso interattivo delle reti di comunicazione, qualificando i flussi urbani e sollecitando le dinamiche di feedback capaci di attivare la nuova “rete del valore” espressa dalla cittadinanza attiva.

La Roma Smart Community di cui abbiamo bisogno è quella dove i nuovi talenti possano sviluppare sperimentazioni che coniughino le applicazioni tecnologiche con le strategie sociali e culturali che generino partecipazione qualificata.

La Roma Smart Community che auspichiamo rilancia la propria vocazione originaria di laboratorio antropologico glocal, dove da millenni convergono culture diverse, con la capacità di declinarle in creatività sociale e qualità della vita, esplicitando come la dimensione locale del genius loci possa coniugarsi con quella globale delle reti.

Sarà necessario ricostruirla dal basso e dall'alto, frutto dell'impegno congiunto delle scelte individuali dei suoi concittadini e della coerenza e dell'esempio della classe dirigente. Occorreranno politiche e gente smart.


Gruppi di Lavoro

Energie
Dal lineare al circolare, dal centralizzato al distribuito. È questa la chiave di lettura per interpretare la fase di transizione che stiamo attraversando e che avrà ripercussioni dirette sul futuro delle nostre città.

Nel 2050 6,25 miliardi di individui vivranno in aree urbanizzate estese per 117 milioni di ettari di suolo mondiale, 3,8 volte l’interna superficie dell’Italia. L’attuale crisi strutturale della seconda rivoluzione industriale travolge non solo l’infrastruttura energetica mondiale ma anche la nostra stessa idea di società. In questo contesto è necessario interrogarsi sulla esistenza di modelli alternativi validi e rapidamente applicabili in modo uniforme.
La città rappresenta un ecosistema caratterizzato da un flusso costante di materia ed energia in entrata e in uscita, il cui bilancio finale è però, a differenza di quanto avviene per l’ecosistema naturale, sempre squilibrato. Così come qualsiasi essere “vive” perché assorbe dall’esterno gas e acqua e materiali che vengono metabolizzati fino a diventare scorie e rifiuti, così si può parlare di un metabolismo urbano di cui si possono misurare, in unità fisiche, i flussi di materia ed energia attraverso i confini di una città, anch’essa essere “vivente”; dalla misura di tali flussi appare che anche la città, come qualsiasi ecosistema, possiede una capacità ricettiva limitata nei confronti dei fenomeni vitali che si svolgono al suo interno.
La sfida urbana del XXI secolo è quella di saper invertire la tendenza, combinando il miglioramento della qualità della vita con una significativa riduzione di energia fossile, input e rifiuti. Una città sostenibile dovrebbe funzionare come un sistema ecologico, cercando di massimizzare l’efficienza nell’utilizzo di ciascun input (energia, materiali) utilizzando, ad esempio, i rifiuti di un ciclo produttivo come input di un secondo ciclo.
Appare chiaro che la questione non riguarda solo il riutilizzo dei materiali o degli spazi, o l’efficientamento energetico degli edifici, quanto invece la necessità di definire un “paradigma del rinnovo dei cicli”, cioè un nuovo metabolismo urbano che tenda a rimettere in circolo nuove risorse, nella direzione di un azzeramento degli scarti prodotti.
Cosa possiamo fare per favorire il miglioramento del metabolismo urbano? Quali sono i modelli strategico-gestionali attualmente in atto?

Rigenerazione
Qualcosa s’è rotto. Il sistema non funziona più: il modello economico e sociale costruito in questi ultimi due secoli risulta ormai obsoleto, siamo in un’era di transizione post-industriale e le città contemporanee non producono meno e consumano di più. Tutto questo sta avviando un processo entropico basato non solo sull’inquinamento atmosferico e la produzione di rifiuti ma sulla mancanza di coraggio politico nella riconfigurazione di ciò che una volta si definiva “prospettiva di sviluppo”. E’ qui il punto cardine: lo sviluppo non è più legato esclusivamente all’asset produttivo incardinato nella filiera data dalla trasformazione industriale delle materie prime in merci (attraverso il patto-conflitto tra capitale e lavoro), distribuzione e consumi sollecitati dal sistema pubblicitario dei mass-media. Quell’industrializzazione ha fatto nel XX secolo delle città un inesorabile fulcro attrattivo dei flussi umani inscritti nel vortice produzione-consumo.
Oggi, alla luce della radicale crisi di sistema, molte città devono misurarsi sul principio della rigenerazione: è questo il concetto che si sostituisce a quello ormai inefficace di “sviluppo”. Trattare di rigenerazione urbana comporta un nuovo paradigma politico teso a valorizzare risorse e creatività che fino ad oggi erano rimaste fuori dai giochi, non contemplate dalla misurazione del PIL per riuscire ad armonizzare la possibilità di mettere in circolo ricchezza insieme alla qualità della vita

Partecipazione-Resilienza
Partecipare alla vita della città perché sia “smart city” significa espandere il principio di cittadinanza, promuovendo forme di auto-organizzazione che attraverso la sussidiarietà interagiscano con l’amministrazione pubblica, per liberare un ruolo attivo che per troppo tempo è rimasto inespresso.
Le strategie resilienti comportano una “visione organica” e condivisa del futuro della città , con una progettazione partecipata da parte di tutti gli stakeholder del territorio, qualificando le dinamiche di feedback capaci di attivare la nuova “rete del valore” espressa dalla cittadinanza attiva. In questo senso la resilienza, intesa come capacità di affrontare e superare una crisi, può esprimere un'idea particolare d'intelligenza connettiva capace di rimodellarsi rispetto alla complessità degli eventi. Una capacità di esprimere smart community, tesa alla valorizzazione dell’intelligenza connettiva dei cittadini, attraverso particolari format di comunicazione pubblica capaci di sollecitare le dinamiche collaborative.

 

 

CONSULTA D'INDIRIZZO:

- Eliana Cangelli, Sapienza Università di Roma

- Patrizia Colletta, Ordine degli Architetti di Roma e Provincia

- Carlo Infante, Urban Experience

- Carlo Maria Medaglia, Agenzia per la Mobilità Roma

- Paolo Testa, Fondazione Cittalia/Anci

 

COMITATO SCIENTIFICO

- Livio De Santoli, Sapienza Università di Roma

- Antonio Gaudioso, Cittadinanzattiva

- Roberto Maldacea, Euromobility

- Adriano Paolella, dArTe Università Mediterranea Reggio Calabria

- Stefano Panunzi, Università del Molise 

- Enzo Patierno, DigiLab - Sapienza Università di Roma

- Franco Rossi, Istituto Nazionale Urbanistica

- Giovanni Sasso, Istituto Nazionale Bioarchitettura

- Gianni Silvestrini, Green Building Council 

- Chiara Tonelli, Università Roma Tre

 

 

Promosso da: Pentapolis Onlus, Eco in Città
Insieme aOrdine degli Architetti di Roma e Provincia

In collaborazione: Fondazione Cittalia 

Partner istituzionali: Anci, Agenzia Mobilità Roma

Partner di categoria: Green Building Council, Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Istituto Nazionale di Urbanistica

Partner scientifici: Sapienza Università di Roma, Link University

Partner di formazione: Ordine Giornalisti Lazio

Con il patrocinio: Commissione Europea-Rappresentanza in Italia, Enea, Ministero dell'AmbienteMinistero dell'Economia, Ispra, Regione Lazio, Roma Capitale
Con il sostegno: Dhl

Con il contributo: Agci Lazio

Con la partecipazione: Ccpb, Fondazione Etica, Utilitalia

Con l'adesione: Cittadinanzattiva, Consorzio Periferie RomaneDomus Natura, Euromobility, Eurosolar ItaliaSensacional Onlus, Impact Hub Roma, Stati Generali dell'Innovazione, Cetri, PoMoS

Partner organizzativo: EnerGia-Da, Urban Experience 

Con il supporto: 3D Italy, Ispra Tv, Tetra Pak

 

 

Roma Smart Community - SIF 2015 - Programma

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Roma Smart Community - SIF 2015 - Ricerca

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